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    Guidaago 202611 min

    European Accessibility Act in Italia: che cosa cambia con il D.Lgs. 82/2022

    Dal 28 giugno 2025 l’EAA è applicabile in Italia con il decreto legislativo 82/2022. A chi si applica davvero, l’esenzione delle microimprese, le sanzioni di AgID, il transitorio 2030 e come si incastra con la Legge Stanca e con i PEBA.

    David Prieto González
    David Prieto GonzálezHead of Digital Growth and IA · NaviLens

    Dal 28 giugno 2025 lo European Accessibility Act è pienamente applicabile in Italia. Non con quel nome, però: il testo che conta per un’azienda italiana è il decreto legislativo 27 maggio 2022, n. 82, che recepisce la direttiva (UE) 2019/882. È lì che si trovano gli obblighi, le esenzioni, i tempi e le sanzioni.

    Questo articolo mette in fila quello che il decreto chiede davvero, a chi si applica, che cosa non copre e come si incastra con la Legge Stanca, che in Italia esiste dal 2004 e non è stata sostituita.

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    Che cosa è il D.Lgs. 82/2022

    È il recepimento italiano dello European Accessibility Act. Introduce requisiti di accessibilità per una serie di prodotti e servizi digitali rivolti ai consumatori: e-commerce, servizi bancari al dettaglio, e-book, servizi di trasporto passeggeri, comunicazioni elettroniche, terminali self-service e i dispositivi che li rendono utilizzabili.

    L’idea di fondo della direttiva è armonizzare: prima del 2019 ogni Stato membro aveva la sua regola, il mercato interno era frammentato e chi vendeva in più paesi doveva adeguarsi a norme diverse. Ora il requisito è lo stesso ovunque.

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    A chi si applica — e chi resta fuori

    Si applica agli operatori economici che offrono al pubblico i prodotti e i servizi rientranti nell’ambito del decreto. Non è una norma per la sola pubblica amministrazione: riguarda le imprese private.

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    I tempi: 2025 e 2030

    La data che tutti citano è il 28 giugno 2025, quando gli obblighi sono diventati applicabili. Ce n’è però una seconda, meno nota e molto utile in fase di pianificazione: il periodo transitorio fino al 28 giugno 2030, entro il quale i fornitori possono continuare a erogare servizi utilizzando prodotti legittimamente immessi sul mercato prima del giugno 2025.

    Tradotto: non tutto va rifatto domani, ma il calendario di sostituzione dei terminali, dei chioschi e dei sistemi self-service è già scritto.

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    Chi vigila e quanto costa non adeguarsi

    L’autorità di vigilanza è AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale. Le sanzioni possono arrivare fino a 30.000 euro per violazione, con sanzioni ulteriori di carattere periodico per chi non si adegua dopo la contestazione formale.

    Vale la pena dirlo chiaramente: il rischio economico non è l’unico, e spesso non è nemmeno il principale. Un servizio digitale che una parte dei clienti non riesce a usare è un problema commerciale prima che sanzionatorio.

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    E la Legge Stanca? Il punto che quasi tutti si perdono

    La legge 9 gennaio 2004, n. 4 — la Legge Stanca — non è stata abrogata. Dal 2020, con il decreto-legge 76, i suoi obblighi si estendono anche ai soggetti privati con fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni di attività. Le linee guida AgID per i soggetti privati sono di aprile 2022 e prevedono la pubblicazione e l’aggiornamento annuale della dichiarazione di accessibilità, entro il 23 settembre di ogni anno.

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    Che cosa il decreto non copre: lo spazio fisico

    L’EAA è una norma sui prodotti e sui servizi, in larga parte digitali. Non disciplina l’accessibilità della stazione, del museo o della filiale in quanto edifici. Quella parte, in Italia, ha un impianto normativo suo, più antico e spesso più stringente:

    • Legge 13/1989 e DM 236/1989 — requisiti di accessibilità, visitabilità e adattabilità degli edifici, compresi quelli aperti al pubblico.
    • DPR 503/1996 — edifici, spazi e servizi pubblici.
    • PEBA — i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, introdotti dall’articolo 32 della legge 41/1986 ed estesi agli spazi urbani dall’articolo 24 della legge 104/1992. Obbligano gli enti a censire le barriere del proprio patrimonio e a pianificarne la rimozione.
    • DM 28 marzo 2008 — le linee guida del Ministero della Cultura per il superamento delle barriere architettoniche nei luoghi di interesse culturale, orientamento e allestimenti espositivi compresi.

    Il PEBA è, in pratica, lo strumento con cui un comune italiano programma e finanzia questi interventi. Se lavori con un’amministrazione locale, è il documento da cui partire: la segnaletica accessibile vi rientra come intervento a basso impatto e reversibile.

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    Il quadro istituzionale è cambiato anche altrove

    Nel 2024 sono arrivati due decreti che spostano il baricentro della materia. Il D.Lgs. 20/2024 istituisce l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, operativa dal 1º gennaio 2025. Il D.Lgs. 62/2024 ridefinisce la valutazione della disabilità e introduce l’accomodamento ragionevole e il progetto di vita individuale, in linea con la Convenzione ONU.

    Il concetto di progetto di vita è quello che più si avvicina a ciò di cui parliamo quando parliamo di accessibilità dell’informazione: non un adempimento, ma la possibilità concreta di muoversi, decidere e fare da sé.

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    Che cosa fare adesso, in ordine

    • Verifica se rientri nell’ambito del D.Lgs. 82/2022 e se l’esenzione microimprese ti riguarda davvero (meno di 10 occupati E meno di 2 milioni di fatturato).
    • Controlla se ricadi anche nella Legge Stanca per fatturato: cambia se devi pubblicare la dichiarazione di accessibilità entro il 23 settembre.
    • Fai un audit dei canali digitali rivolti ai consumatori, non solo del sito: app, checkout, area riservata, terminali self-service.
    • Metti in calendario la sostituzione dei prodotti coperti dal transitorio 2030.
    • Separa il piano digitale dal piano fisico: se gestisci spazi aperti al pubblico, il riferimento è il DM 236/1989 e, per gli enti, il PEBA.
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    Dove si colloca una tecnologia come NaviLens

    Una precisazione onesta, perché è il punto su cui il mercato è più confuso: l’obbligo di conformità è sempre dell’organizzazione, mai del prodotto. Nessuna tecnologia rende un’azienda «conforme al D.Lgs. 82/2022» per il solo fatto di essere installata.

    Detto questo, c’è un pezzo del problema che le norme digitali lasciano scoperto e che le norme edilizie non risolvono da sole: l’informazione nello spazio fisico. Un sito accessibile non aiuta chi deve capire a quale binario si trova, quale confezione ha in mano o dove sia l’ambulatorio. I codici NaviLens si leggono a oltre 30 metri, senza mettere a fuoco e in movimento, e restituiscono quell’informazione a voce nella lingua della persona.

    È un livello complementare alla pavimentazione tattile, al braille e alla segnaletica visiva. Non li sostituisce: copre il momento in cui una persona deve sapere dove si trova e che cosa ha davanti.

    Domande frequenti

    Da quando si applica l’European Accessibility Act in Italia?
    Dal 28 giugno 2025, con il decreto legislativo 27 maggio 2022, n. 82, che recepisce la direttiva (UE) 2019/882. È previsto un periodo transitorio fino al 28 giugno 2030 per i servizi erogati con prodotti legittimamente immessi sul mercato prima del giugno 2025.
    La mia azienda è esente perché è piccola?
    Solo se è una microimpresa, cioè se ha meno di 10 persone occupate e, contemporaneamente, un fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro. Devono ricorrere entrambe le condizioni: una sola non basta.
    Chi vigila e quali sono le sanzioni?
    La vigilanza è affidata ad AgID. Le sanzioni possono arrivare fino a 30.000 euro per violazione, con ulteriori sanzioni periodiche per chi non si adegua dopo la contestazione.
    Devo comunque pubblicare la dichiarazione di accessibilità?
    Dipende. L’obbligo di dichiarazione resta per i soggetti che rientrano nella Legge Stanca — tra cui i privati con fatturato medio superiore a 500 milioni di euro negli ultimi tre anni — ma non ricadono nel D.Lgs. 82/2022. Chi eroga servizi coperti dal decreto 82 deve garantire l’accessibilità, senza obbligo di deposito della dichiarazione.
    L’EAA riguarda anche l’accessibilità fisica di stazioni, musei o negozi?
    No. L’EAA disciplina prodotti e servizi, in larga parte digitali. L’accessibilità dell’ambiente costruito in Italia è regolata dalla legge 13/1989 con il DM 236/1989, dal DPR 503/1996 e, per gli enti pubblici, dai PEBA. Per i luoghi di interesse culturale il riferimento è il DM 28 marzo 2008.
    Che cos’è un PEBA e perché è rilevante?
    È il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche: lo strumento con cui un ente censisce le barriere del proprio patrimonio edilizio e urbano e ne programma la rimozione. Nasce dall’articolo 32 della legge 41/1986 ed è esteso agli spazi urbani dall’articolo 24 della legge 104/1992. È il documento in cui rientrano naturalmente gli interventi di segnaletica accessibile.

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