Come rendere accessibile una stazione della metro: guida passo a passo
Diagnosi, posizione dei codici, integrazione con i sistemi di informazione al viaggiatore e formazione dei team. La metodologia che applichiamo nelle stazioni di Madrid, New York e Barcellona.

Ogni stazione del trasporto pubblico è diversa. Intervenire in una stazione della metropolitana storica, su più livelli e con interscambi, non è come intervenire in una stazione semplice con un solo accesso e un solo binario. La metodologia per renderla più accessibile, però, può seguire uno schema chiaro, agile e replicabile.
L’obiettivo non è «riempire» la stazione di codici, ma individuare i luoghi in cui l’informazione è davvero utile per chi viaggia. In una stazione questi luoghi si dividono di solito in due grandi gruppi: punti di interesse e punti di decisione.
I punti di interesse sono gli elementi che una persona può avere bisogno di trovare: accessi, ascensori, scale, emettitrici di biglietti, tornelli, binari, servizi igienici, punti informativi, uscite, monitor in tempo reale o aree di interscambio. I punti di decisione sono quelli in cui l’utente deve scegliere che strada prendere: girare a destra o a sinistra, scendere a un livello inferiore, scegliere un binario, proseguire verso una linea specifica o selezionare una determinata uscita.
Per una persona con disabilità visiva o cognitiva, e per qualsiasi viaggiatore che non conosce la stazione, questi momenti sono critici. Una stazione accessibile non è soltanto una stazione senza barriere fisiche: è una stazione che offre informazioni chiare, contestuali e disponibili esattamente dove servono.
Fase 1: sopralluogo iniziale della stazione
Il primo passo consiste nel percorrere l’impianto e documentarlo con fotografie e video. Questo lavoro può farlo direttamente l’operatore del trasporto, in modo semplice e rapido, seguendo alcune indicazioni di base.
Durante il sopralluogo si raccoglie materiale visivo di accessi, atri, corridoi, emettitrici di biglietti, tornelli, ascensori, scale, binari, segnaletica esistente, percorsi di interscambio e uscite. Immagini e video permettono di capire la configurazione reale della stazione, individuare le zone complesse e preparare il lavoro di progettazione successivo senza moltiplicare le visite in loco.
Questa fase ha un obiettivo pratico: avere una visione chiara di come una persona si muove nella stazione e di quali informazioni le servono in ogni tratto del percorso.
Fase 2: piano di installazione
A partire dal materiale raccolto si individuano sulla planimetria della stazione tutti i punti critici in cui sarebbe necessario inserire i codici NaviLens.
Questi punti critici comprendono sia i punti di interesse sia i punti di decisione citati sopra.
Il risultato di questa fase è una mappa funzionale della stazione: una rappresentazione chiara di dove devono stare i codici e quale informazione deve offrire ciascuno.
È un passaggio chiave, perché permette di passare da una visione generica dell’accessibilità a un intervento concreto, pensato a partire dall’esperienza reale dell’utente.
Fase 3: progettazione dei codici e dell’esperienza d’uso
Una volta individuati i punti in cui installare i codici, comincia la fase di progettazione. È una delle tappe più importanti del progetto, perché non si tratta soltanto di generare codici NaviLens, ma di integrarli correttamente nella stazione e nell’esperienza di chi viaggia.
In questa fase si definiscono tre elementi principali: la dimensione del codice, il messaggio o call to action e la posizione fisica.
La dimensione del codice deve adattarsi alla distanza di lettura prevista e all’ambiente in cui verrà installato. Un codice accanto a un’emettitrice di biglietti non è come uno collocato in un accesso ampio o in un corridoio a forte flusso. L’obiettivo è che il codice possa essere rilevato facilmente dall’app, anche se l’utente non sa esattamente dove si trova.
È fondamentale definire anche una call to action chiara. L’utente deve capire che il codice NaviLens è lì perché l’operatore del trasporto ha voluto migliorare l’accessibilità e l’esperienza d’uso della stazione. Deve essere chiaro che può scansionarlo gratuitamente con l’app NaviLens o NaviLens GO per ricevere informazioni utili, contestualizzate e accessibili.
Questo messaggio non aiuta soltanto le persone con disabilità visiva. Permette anche a qualsiasi viaggiatore — turisti, persone anziane, utenti che non parlano la lingua locale o chi visita la stazione per la prima volta — di capire che il sistema può aiutarlo a orientarsi meglio.
In parallelo si decide come integrare fisicamente i codici nella stazione. Vanno inseriti nella segnaletica esistente quando è possibile, o in altri elementi già presenti nell’ambiente. L’integrazione deve rispettare due condizioni: che i codici siano facilmente scansionabili e che rispettino l’estetica della stazione.
Per prendere queste decisioni, le fotografie e i video raccolti nella prima fase sono particolarmente utili. Permettono di valutare altezze, superfici disponibili, illuminazione, flussi di passaggio, possibili ostacoli visivi e convivenza con gli altri elementi di segnaletica.
Fase 4: integrazione con i dati in tempo reale
In parallelo al lavoro di analisi e progettazione, il team di sviluppo di NaviLens coordina con l’IT dell’operatore l’integrazione con i sistemi informativi disponibili.
L’obiettivo è che i codici non offrano soltanto informazioni statiche, ma anche dati dinamici e utili al viaggio. Può trattarsi di tempi di attesa, stato del servizio, guasti, cambi di binario, percorsi alternativi o informazioni specifiche della rete.
Per farlo, NaviLens richiede all’operatore le informazioni tecniche necessarie e lavora sulle fonti di dati disponibili. Nel trasporto pubblico queste integrazioni si appoggiano di solito a sistemi di informazione in tempo reale come GTFS-RT o altri formati usati da ciascun operatore.
Un esempio di questa applicazione è MTA a New York, dove NaviLens viene usato per offrire orientamento accessibile nelle stazioni e accesso alle informazioni di servizio in tempo reale. La stessa MTA descrive NaviLens come uno strumento che permette di ottenere informazioni di orientamento all’interno delle stazioni, la localizzazione delle fermate e dati aggiornati su arrivi e servizio.
Fase 5: generazione e consegna dei codici
Con i punti definiti, il progetto validato e le informazioni pronte, il team di NaviLens genera i codici corrispondenti a ogni posizione e li consegna al cliente in meno di una settimana, perché possano essere prodotti e installati secondo quanto definito nelle fasi precedenti.
La consegna include le informazioni necessarie perché l’operatore possa collocare ciascun codice nella posizione corrispondente.
Fase 6: formazione e comunicazione
L’installazione dei codici è solo una parte del progetto. Perché la soluzione abbia impatto, le persone devono conoscerla e sapere come usarla.
Per questo è consigliabile formare il personale di stazione, in particolare i team di assistenza clienti, sicurezza, manutenzione e assistenza ai viaggiatori. Non serve che diventino esperti tecnici, ma devono saper spiegare che cos’è NaviLens, a che serve, come si scansiona un codice e che tipo di informazione può ricevere l’utente.
È importante anche accompagnare l’avvio con una campagna di comunicazione. Può svolgersi nella stazione stessa, sui canali digitali dell’operatore, sui social, sul sito istituzionale e in collaborazione con le associazioni delle persone con disabilità.
Inoltre è quasi sempre una buona idea fare un test con utenti locali durante le prime fasi dell’installazione. Queste persone conoscono meglio la stazione, i percorsi abituali, i punti di attrito e le esigenze specifiche del contesto. Il loro riscontro permette di verificare che i codici siano ben posizionati, che i messaggi siano comprensibili e che l’informazione offerta sia davvero utile in situazioni d’uso reali.
Il messaggio deve essere chiaro: la stazione mette a disposizione uno strumento gratuito per l’utente, pensato per migliorare accessibilità, orientamento e autonomia di chi viaggia.
Fase 7: misurazione e miglioramento continuo
Uno dei vantaggi di NaviLens è che permette di analizzare l’uso dei codici in forma anonima. Ogni lettura può fornire informazioni aggregate sul punto scansionato, sul momento d’uso, sulla lingua o sul tipo di dispositivo, sempre senza identificare la persona.
Questi dati aiutano a capire come viene usata la soluzione e dove può migliorare. Si possono individuare, per esempio, codici molto usati, punti sottoutilizzati, aree in cui conviene rafforzare la segnaletica o posizioni in cui il viaggiatore ha bisogno di più informazioni.
L’accessibilità non va intesa come un intervento una volta per tutte, ma come un processo di miglioramento continuo. Una stazione cambia: i percorsi si modificano, i servizi si aggiornano, nascono nuove esigenze e le abitudini degli utenti evolvono. Per questo è importante rivedere periodicamente il funzionamento della soluzione e correggerla quando serve.
Conclusione
Rendere accessibile una stazione del trasporto pubblico non consiste soltanto nell’eliminare le barriere fisiche. Vuol dire anche offrire informazioni chiare, comprensibili e disponibili nel momento esatto in cui il viaggiatore ne ha bisogno.
La metodologia di NaviLens permette di affrontare questo processo in modo strutturato: prima si documenta la stazione, poi si individuano i punti critici, si progetta l’integrazione dei codici, si collegano i dati in tempo reale, si generano i codici e infine si accompagna l’avvio con formazione, comunicazione e analisi dell’uso.
Il risultato è una stazione più facile da capire, che rende più autonome le persone con disabilità e più utile per tutti i viaggiatori.

