Direttiva europea sull’accessibilità 2025: guida completa per le imprese
Che cosa richiede l’EAA da giugno 2025, chi riguarda e come preparare un piano di conformità realistico in trasporti, retail, banche e servizi digitali.

Dal 28 giugno 2025 l’European Accessibility Act (EAA, Direttiva 2019/882) è vincolante in tutta l’Unione europea. Dopo sei anni di recepimento, i 27 Stati membri applicano finalmente le stesse regole di accessibilità per prodotti e servizi.
L’idea è semplice: superare le differenze fra le legislazioni nazionali che per decenni hanno frammentato il mercato interno e hanno lasciato fuori gli oltre 87 milioni di persone con disabilità che vivono in Europa, secondo la Commissione europea.
Chi riguarda
Se produci, importi, distribuisci o presti servizi nell’UE, l’EAA ti riguarda. Non conta la dimensione dell’azienda né dove si trova la sede: conta che i tuoi prodotti o servizi siano venduti sul mercato europeo.
Questi sono i prodotti e i servizi che rientrano nell’ambito della direttiva:
- Computer, smartphone e sistemi operativi di consumo
- Bancomat, POS e macchine per biglietti o check-in
- Comunicazioni elettroniche, compresa la chiamata di emergenza 112
- Commercio elettronico rivolto al consumatore finale
- Trasporto passeggeri: informazioni, vendita di biglietti, terminali e app
- Servizi bancari al consumo: home banking, autenticazione e sottoscrizione
- Libri elettronici, lettori e piattaforme di distribuzione
- Servizi audiovisivi: accesso ai programmi, guide elettroniche e player
Che cosa richiede in pratica
L’impostazione si riassume in quattro parole: l’informazione deve essere percepibile, utilizzabile, comprensibile e robusta. Sono i principi POUR che arrivano dalle WCAG. Nel mondo fisico si traducono in segnaletica multisensoriale; nel digitale, nel rispettare come minimo le WCAG 2.1 livello AA, in linea con la norma armonizzata EN 301 549.
La grande novità è concettuale: per la prima volta una norma europea trasforma l’accessibilità in un requisito di mercato. Un prodotto o un servizio non accessibile, semplicemente, non può essere commercializzato legalmente. Applicare le norme armonizzate fa presumere la conformità; qualsiasi altra strada obbliga a dimostrare per iscritto di raggiungere lo stesso risultato.
Come preparare un piano di conformità
1. Parti da un audit reale
Prima di cambiare qualcosa conviene sapere da dove si parte. Passa in rassegna tutti i punti in cui il cliente entra in contatto con te: sito, app, negozio fisico, packaging, assistenza clienti, contratti. Misura la distanza dalle WCAG 2.1 AA e dalla EN 301 549, combinando strumenti come axe, WAVE o Lighthouse con l’audit manuale e, soprattutto, con prove condotte da persone reali. Gli strumenti automatici, nel migliore dei casi, rilevano il 30-40% delle barriere.
2. Dai priorità in base all’impatto, non alla lista
Non serve sistemare tutto in una volta. Le pagine di checkout, gli accessi alle stazioni, i banconi al pubblico o i flussi di login sono di solito i guadagni più rapidi. Funziona la regola 80/20: il 20% dei tuoi flussi concentra l’80% del traffico critico.
3. Usa la tecnologia dove il fisico non arriva
Ci sono situazioni in cui la segnaletica tradizionale resta insufficiente. Lì entrano gli strati digitali: i codici NaviLens, per esempio, si leggono anche a più di 30 metri, in 42 lingue e senza bisogno di inquadrare, e convivono con la cartellonistica che hai già. Nel digitale, dai priorità a componenti ARIA ben costruiti, navigazione completa da tastiera e un contrasto minimo di 4.5:1.
4. Forma i team, non solo il reparto tecnico
L’accessibilità non si risolve soltanto nel codice. Designer, redattori, sviluppatori e personale di negozio devono condividere lo stesso linguaggio. Secondo uno studio Deque (2024), le aziende che mantengono una formazione continua riducono fino al 60% i costi di mantenere un prodotto accessibile nel tempo.
5. Documenta e rivedi con regolarità
L’EAA richiede tracciabilità: registri delle valutazioni di conformità, dichiarazioni pubbliche di accessibilità per ogni servizio e un piano di aggiornamento vivo. La logica è la stessa della ISO 9001: se non si misura e non si rivede, non migliora.
Eccezioni: si può non essere conformi?
La direttiva prevede la figura dell’onere sproporzionato per i casi in cui l’adeguamento risulti insostenibile, ma non è una scorciatoia. Va documentato con criteri oggettivi — dimensione dell’organizzazione, risorse disponibili, beneficio atteso per le persone con disabilità — e le autorità nazionali possono riesaminare la decisione.
"L’accessibilità non è un costo di conformità: è un canale di crescita che apre il tuo prodotto al 15% della popolazione."
Domande frequenti
- Che cosa succede se non rispetto l’EAA?
- Ogni Stato membro definisce le proprie sanzioni. In Italia il recepimento è avvenuto con il D.Lgs. 82/2022, che prevede sanzioni amministrative e affida la vigilanza ad AgID, con la possibilità di ritiro del prodotto dal mercato nei casi più gravi.
- Vale anche per le microimprese?
- Le microimprese — meno di 10 persone occupate e fatturato sotto i 2 milioni di euro — sono esentate per i servizi, ma non per i prodotti. Se si avvalgono dell’esenzione, devono comunque notificarlo alle autorità competenti.
- Che rapporto ha con le WCAG?
- L’EAA si appoggia alla norma armonizzata EN 301 549, che a sua volta incorpora le WCAG 2.1 AA per i contenuti digitali. Rispettare le WCAG 2.1 AA è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per essere conformi sul piano digitale.


