Design universale: i 7 principi di Ron Mace spiegati
Equità, flessibilità, semplicità, informazione percepibile, tolleranza all’errore, minimo sforzo e spazio adeguato. I principi intramontabili del design inclusivo.

Ron Mace, architetto e docente alla North Carolina State University, formulò nel 1997 i sette principi del design universale insieme a un gruppo multidisciplinare. Quasi tre decenni dopo restano il quadro di riferimento più utile per qualsiasi progetto inclusivo, citato in normative di mezzo mondo.
Mace, utente di sedia a rotelle dall’infanzia dopo aver superato la poliomielite, definì il design universale come «la progettazione di prodotti e ambienti perché possano essere usati da tutte le persone nella misura più ampia possibile, senza bisogno di adattamenti o di progettazione specializzata». L’idea è radicale: non progettare «per gli altri» e poi adattare, ma progettare per tutti dall’inizio.
1. Uso equo
Utile e commercializzabile per persone con capacità diverse. Esempio: le rampe servono alle sedie a rotelle, ai passeggini, alle valigie e agli operatori con i carrelli. Le porte automatiche sono un altro esempio: pensate all’inizio per la mobilità ridotta, oggi sono lo standard e semplificano la vita a tutti.
2. Flessibilità
Si adatta a preferenze e capacità diverse. Esempio: forbici per destrorsi e mancini, rubinetti a leva o a sensore che servono a chi ha l’artrite e a chi ha le mani occupate. Nel digitale: configurazione di dimensione del testo, contrasto e velocità di lettura.
3. Semplicità e intuitività
Facile da capire indipendentemente da esperienza, conoscenze, lingua o livello cognitivo. Ridurre la complessità inutile, organizzare le informazioni per importanza, offrire un riscontro immediato. I bancomat moderni seguono questo principio meglio di quelli di una volta.
4. Informazione percepibile
Comunica in modo efficace a prescindere dalle condizioni dell’ambiente o dalle capacità sensoriali di chi la riceve. Ridondanza: visivo + audio + tattile. Contrasto sufficiente, linguaggio chiaro, pittogrammi. La segnaletica della metropolitana di Tokyo è un caso di studio mondiale.
5. Tolleranza all’errore
Riduce al minimo rischi e conseguenze delle azioni accidentali. Nel digitale: conferme di cancellazione, annullamento facile, salvataggio automatico. Nel fisico: cordoli ribassati, corrimano sulle scale, pavimenti antiscivolo nelle zone umide.
6. Minimo sforzo fisico
Efficiente, comodo e con affaticamento minimo. Maniglie a leva invece dei pomelli, comandi che non richiedono forza prolungata, spazi che non obbligano a percorsi inutili. Ne beneficiano soprattutto le persone anziane e con disabilità motoria, ma anche chi ha fretta o è carico di borse.
7. Dimensioni e spazio adeguati
Spazio sufficiente per avvicinarsi, raggiungere, manipolare e usare, indipendentemente dalla corporatura o dalla postura. Banconi a doppia altezza, corridoi ampi, aree di attesa con sedute e spazio per le sedie a rotelle.
Attualità e critiche
I sette principi restano validi ma hanno ricevuto aggiornamenti: l’Inclusive Design (Microsoft, 2016) aggiunge la dimensione cognitiva ed emotiva; il quadro europeo del Design for All lo amplia con la partecipazione attiva delle persone con disabilità al processo di progettazione. L’idea di fondo resta la stessa: progettare per tutti dall’inizio.


