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    Articoloapr 202611 min

    Wayfinding inclusivo: 7 principi per progettare spazi pubblici

    Gerarchia visiva, ridondanza sensoriale, linguaggio chiaro. I principi che studi come Pentagram o Applied portano nell’orientamento universale.

    David Prieto González
    David Prieto GonzálezHead of Digital Growth and IA · NaviLens

    Il wayfinding — l’arte di aiutare le persone a orientarsi in uno spazio — è stato per decenni un campo dominato dalla tipografia e dal colore. Oggi è soprattutto un campo di inclusione. Il termine lo coniò l’architetto Kevin Lynch nel 1960, ma l’approccio inclusivo è una conquista recente, spinta da studi come Pentagram, Applied Wayfinding o Sis MAU.

    Il wayfinding inclusivo parte da una premessa: qualsiasi persona, in qualche momento della vita, sarà un «utente non standard» — con una valigia al seguito, con un braccio ingessato, in un Paese di cui non conosce la lingua, o semplicemente di corsa. Progettare per gli estremi porta un vantaggio a tutti.

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    I 7 principi del wayfinding inclusivo

    1. Gerarchia chiara

    Tre livelli al massimo: dove sono, dove sto andando, che cosa trovo intorno. La regola di Per Mollerup è «una decisione per cartello». I cartelli densi perdono per strada chi ha ipovisione, dislessia o stress cognitivo.

    2. Ridondanza sensoriale

    Ogni informazione critica va offerta su almeno due canali: visivo + audio, visivo + tattile, scritto + pittografico. La ridondanza è l’assicurazione dell’orientamento: se un canale non funziona (rumore, buio, lingua), risponde l’altro.

    3. Linguaggio chiaro

    Frasi brevi, vocabolario comune, pittogrammi universali (ISO 7001). Evita sigle e nomi interni. «Ascensori → Piani 1-5» funziona meglio di «Nucleo verticale di comunicazione N2».

    4. Coerenza

    Gli stessi codici visivi e verbali per tutto il percorso. Un cambio di criterio confonde più di quanto aiuti. La coerenza deve riguardare tipografia, colore, posizione, altezza e vocabolario.

    5. Anticipazione

    L’informazione deve comparire prima del punto di decisione, non sul punto stesso. La regola di Paul Mijksenaar è il «5-3-1»: avviso 5 metri prima, rinforzo 3 metri prima, conferma sul punto.

    6. Multilinguismo invisibile

    Saturare i cartelli con sei lingue li rende illeggibili. I codici NaviLens permettono di servire 42 lingue senza saturare la segnaletica fisica: ogni persona riceve l’informazione nella propria lingua.

    7. Validazione con utenti reali

    Un buon sistema di wayfinding si prova camminando, non sulle planimetrie. I test con persone dalle capacità diverse durante la progettazione rivelano barriere che nessuna planimetria mostra.

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    Casi di riferimento

    Il sistema di wayfinding dell’NHS britannico, progettato da Pearson Lloyd, ha ridotto del 40% le richieste al banco informazioni. Il nuovo wayfinding della rete di biblioteche di Helsinki integra codici accessibili dal 2023 e ha aumentato del 22% le visite in autonomia delle persone con disabilità cognitiva.

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